51) La Chiesa e il peccato originale.
Terminiamo i testi della diatriba sul libero arbitrio con la
posizione della Chiesa cattolica, espressa in forma ufficiale
durante il Concilio di Trento e qui presentata nel testo
definitivo, approvato il 17 giugno 1546.
C. Tr., t. V.

Affinch la nostra fede cattolica, senza cui non possiamo piacere
a Dio, duri intera e senza macchia nella sua integrit, rimossi
gli errori, e il popolo cristiano non sia trascinato da ogni
soffio di dottrina [...] il sacrosanto ecumenico e generale Sinodo
di Trento, volendo ormai richiamare e rassodare gli erranti e i
deboli, seguendo la Sacra Scrittura e le testimonianze dei Santi
Padri e dei venerandi concili, il giudizio e il consenso della
stessa Chiesa, decide confessa e solennemente dichiara questa
dottrina sul peccato originale.
1. Chi non ammetta che il primo uomo Adamo, trasgredito il comando
di Dio nel paradiso, perse subito la santit e la giustizia in cui
era stato creato, e incorse nell'ira sdegnosa di Dio per l'offesa
di questa trasgressione, e quindi nella morte che Dio prima gli
aveva minacciato, e con la morte nella schiavit, sotto il potere
di chi di poi ebbe l'impero della morte, cio del diavolo; e che
l'intero Adamo, per l'offesa di quella trasgressione, fu cambiato
in peggio nel corpo e nell'anima: sia scomunicato.
2. Chi asserisca che la trasgressione di Adamo nocque a lui solo e
non anche alla sua discendenza, e che per s solo e non anche per
noi perse la santit e la giustizia ricevuta da Dio che egli
perse; e che egli, macchiato del peccato di disubbidienza trasfuse
in tutto il genere umano soltanto la morte e le pene del peccato,
non gi il peccato che  la morte dell'anima: sia scomunicato.
Infatti egli contraddice alle parole dell'Apostolo:  Per un solo
uomo il peccato entr nel mondo, e per il peccato la morte, e cos
la morte pass a tutti gli uomini, perch tutti peccarono  [Rom.
5, 12].
3. Chi asserisca che questo peccato di Adamo, che  uno per
l'origine, inerente a tutti e proprio di ciascuno perch trasfuso
dalla generazione e non dall'imitazione, si cancelli o con le
forze della natura umana o con altro rimedio che non sia il merito
dell'unico mediatore, Ges Cristo nostro Signore, che ci
riconcili a Dio nel suo sangue,  divenuto per noi giustizia
santificazione e redenzione  [1 Cor. 3, 20]; o asserisca che il
merito di Ges Cristo, con il sacramento del Battesimo conferito
debitamente nella forma della Chiesa, non si applica tanto agli
adulti quanto ai bambini: sia scomunicato. Infatti:  Non vi 
altro nome dato sotto il cielo agli uomini in cui bisogna che essi
siano salvati  [Act. Ap. 4, 12] e perci le altre parole:  Ecco
l'agnello di Dio, ecco chi toglie i peccati del mondo  [Jo. 1,
29]. E ancora: Chiunque  stato battezzato, si  rivestito del
Cristo [Gal. 3, 27].
4. Chi asserisca che i bambini appena nati dall'utero materno non
si devono battezzare, anche se sono nati da genitori battezzati; o
dica che essi sono battezzati bens per la remissione dei peccati
ma da Adamo nulla contraggono di peccato originale, che debba
essere mondato col lavacro della rigenerazione per conseguire la
vita eterna; donde segue che la forma del Battesimo in remissione
dei peccati per essi non sia vera ma falsa: sia scomunicato.
Perch non si devono intendere le parole dell'Apostolo:  Per un
solo uomo entr il peccato nel mondo e per il peccato la morte, e
cos la morte pass a tutti gli uomini, perch tutti peccarono 
[Rom. 5, 12], se non come le intese sempre la Chiesa cattolica,
sparsa dappertutto. Infatti per questa regola di fede, secondo la
tradizione degli Apostoli, anche i bambini che non poterono ancora
commettere peccati personali sono veramente battezzati in
remissione dei peccati, affinch sia cancellata con la
rigenerazione la macchia contratta con la generazione.  Chi non
rinascer di acqua e Spirito Santo non pu entrare nel regno di
Dio  [Jo. 3, 5].
5. Chi asserisca che il reato del peccato originale non sia
rimesso dalla grazia di nostro Signore Ges Cristo, conferito nel
Battesimo, o non si cancelli tutto ci che  peccato in senso vero
e proprio, ma soltanto si raschi o non si imputi: sia scomunicato.
Infatti Dio non odia nulla nei rinati, perch nessun motivo di
condanna  in chi fu  veramente sepolto con Cristo nella morte
per il battesimo , [Rom. 6, 4] in chi  non cammina secondo la
carne  [Rom. 8, 4] ma  svestito dell'uomo vecchio  e 
rivestito del nuovo creato secondo Dio  [Rom. 6, 4; Eph. 4, 22]
divenne innocente immacolato puro senza colpa e figlio a Dio caro,
erede di Dio e coerede di Cristo; cosicch nulla affatto lo
allontani dall'ingresso in cielo.
Questo santo sinodo sa e dichiara che rimane nei battezzati la
concupiscenza ossia il fomite, ma essa, lasciata per la lotta, non
pu nuocere a chi, con la grazia di Ges Cristo, non consente e
resiste virilmente. Anzi, sar coronato chi avr combattuto
generosamente. Questa concupiscenza viene chiamata talvolta
peccato dall'Apostolo; il santo Sinodo dichiara che la Chiesa
cattolica non intese mai che fosse chiamata peccato perch sia
veramente e propriamente peccato nei rinati, ma perch viene dal
peccato e inclina al peccato. Chi pensa il contrario, sia
scomunicato.
6. Tuttavia questo santo Sinodo dichiara che non  sua intenzione
comprendere in questo decreto sul peccato originale la beata e
immacolata Vergine Maria, madre di Dio, ma che si devono osservare
le costituzioni del papa Sisto quarto di felice memoria, sotto le
pene contenute in quelle costituzioni, che qui rinnova.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
undicesimo, pagine 1797-1799.

G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/1. Capitolo
Uno.
52) La Chiesa e il libero arbitrio.
Pur concordando con buona parte della posizione luterana (n il
libero arbitrio, n la legge sono sufficienti a salvarci), i padri
conciliari ammisero l'esistenza del libero arbitrio, sia pur
menomato dal peccato originale.
C. Tr., t. V.

Il santo Sinodo dichiara dapprima: per capire bene e senza errori
la dottrina della giustificazione, bisogna si conosca e si
proclami da ciascuno che, per avere perso tutti gli uomini
l'innocenza nella prevaricazione di Adamo, fatti immondi e per
natura figli d'ira come dice l'Apostolo [Eph. 2, 3], secondo
l'esposizione fattane nel decreto del peccato originale, erano
servi del peccato e sotto il potere del diavolo e della morte a
tal punto che i pagani non potevano liberarsene e rialzarsi con le
forze della natura n i Giudei con la lettera della Legge di Mos,
bench il libero arbitrio non fosse affatto estinto negli uni e
negli altri, ma soltanto indebolito e malamente inclinato.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
undicesimo, pagine 1800-1801.
